Anche io all’inizio ero titubante, lasciare “la comodità di windows” ecc…
Poi ho detto, lo provo e mi informo per testarlo a pieno delle sue capacità.
Molte persone, anche se impressionate dalle capacita e performance, non riescono a fare il salto di qualità per limiti autoimposti.
Secondo voi come mai? comodità? pigrizia? ignoranza(informatica) ?
bo.
@linux
@thamichele @linux pigrizia. ne ho conosciuti tanti così
@thamichele @linux da 3 giorni ho installato mint per provare. L’idea è di lasciare Windows nelle prossime settimane. Non credo farò fatica perché uso il computer per cose semplici.
@thamichele @linux Motivi pratici.
“Vendor lock-in”, programmi professionali di grafica o suono che non hanno un port e nicchie hardware come schede di acquisizione video senza drivers linux o male supportati.
Non sempre hai una alternativa FOSS a livello professionale.
Per i giochi gli editori continuano a usare anticheat senza abilitare il supporto linux o che non lo hanno neppure.Di mio potrei comunque consigliare di provare ad andare col dual boot…
@thamichele @linux Windows non è un problema finché comunque funziona e si vuole solo fare un lavoro e senza pensare ad altro.
Il picco di interesse su Linux negli ultimi tempi è venuto a causa di W11 che ha iniziato a rompere funzioni e drivers, senza neanche una soluzione “rapida” fino all’aggiornamento successivo, a causa del codice mal scritto.
Ai più serve uno strumento che funziona, non c’è affetto sull’os, e farlo andare con altro è più l’ultima spiaggia.
E macos ha dei costi più alti.@thamichele @linux C’è poi frammentazione tremenda su Linux, che a chi serve solo uno strumento è solo una distrazione. Le distribuzioni “desktop” fanno un buon lavoro a nascondere tutto, ma a volte salta fuori e può dare fastidi.
Tuttavia la stessa varietà come avere desktop diversi è anche l’attrattiva migliore: Gnome, KDE, Cinnamon, vengono incontro a preferenze diverse su come rendere il lavoro più veloce.
E se vuoi il minimalismo, la lista si allunga.@thamichele @linux Azzarderei poi a finire con una cosa che sarà solo mia, ma penso che Windows ha davvero abituato male a far pensare come funzionino i PC.
Da Win 95 in poi è sempre stata una piattaforma inaffidabile (poi alcune versioni come Vista in realtà andavano anche bene), e dove trovare il guasto è troppo criptico da sembrare impossibile.
Così ha dato l’impressione che i PC stessi come piattaforma siano incomprensibili.@thamichele @linux Linux richiede che impari un paio di concetti basilari: tipo ci sono i pacchetti, c’è root e gli utenti normali.
Ma la gente ha anche imparato alcune di queste cose su Android e non ha battuto ciglio sul fatto che proponesse un modo di approcciarsi all’apparecchio diverso, perché non ha la fama disastrosa di Windows su PC.
Linux può rimuovere ancora più complessità per l’utente comune rispetto a windows, ma deve combattere il pregiudizio sulla piattaforma.
@thamichele @linux Abitudini, pigrizia, mancanza di curiosità, oppure obblighi lavorativi di utilizzare esclusivamente software specifici non distribuiti su Linux.
Purtroppo il problema di Linux è la frammentazione. Per certi aspetti è una forza ma per l’utente comune è un disastro.
Windows col tempo fa sempre più schifo, è ovvio, ma rimane our sempre la scelta migliore per l’utente intermedio, cioè colui che usa il PC tutti i giorni per lavoro/gaming.Tu magari hai una certi dimestichezza ma le persone in media non ne hanno e usano ciò che il mercato offre.
@matteopzz @diggita @thamichele @linux La frammentazione fa male anche al discorso disabilità. L’accessibilità all’informatica per ciechi, ipovedenti, disabili motori e (soprattutto) cognitivi, ha bisogno di standard rigidi. Ora non entro nel tecnico, ma a livello comunicativo pare un paradosso “l’inclusione ha bisogno di regole” perché includere vuol dire guardare qualsiasi eccezione che ci sia a questo mondo. Il che è per definizione utopico ma si cerca almeno di coprire più esigenze possibili. Linux non lo fa completamente, e questo rende difficile avvicinarsi a chi il computer non lo usa (solo) per produttività e svago, ma è una vera e propria “estensione” del corpo, insomma una protesi. E la comunità di sviluppo Linux, almeno in molte sue parti, ha la tendenza di dire “se hai bisogno di qualcosa, fattelo tu” con una narrazione “volere è potere” che non potrà mai coprire il background culturale, sociale, economico, di tutti.
L’altro giorno (lo trovate nel mio profilo) ho avuto in mano un tale, Robin Kipp, cieco, che è riuscito a rendere parlante un FlipperZero, uno di quei dispositivi hardware che servono a far funzionare telecomandi e cose strane. Però Robin ha, probabilmente, un background ingegneristico di tutto rispetto. Che io non ho.
Io, sto imparando ad “aggiustarmi le cose” grazie al codice assistito, insomma quello che il marketing chiama “vibe coding” come fosse un pene a pile. Rendo l’idea? Però fin che è un plugin WordPress gioco anche; ma non azzarderei mai a proporlo al pubblico né tanto meno a mettere le zampe su un materiale delicato come Linux. Rischierei solo di indispettire gli sviluppatori ancora di più e rendergli la questione accessibilità ancora più antipatica di quello che già gli è.
Spero di poter incontrare di persona qualcuno con cui parlarne al sfscon a Bolzano il prossimo novembre, così da scambiarci idee davvero davanti a un tavolo.
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